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Scritto da Administrator   
mercoledģ, 02 agosto 2006

Mancino vice-presidente del Csm

"Saremo al servizio del Paese"

 

L'ex presidente del Senato Nicola Mancino è il nuovo vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Dopo la sua elezione, avvenuta all'unanimità, Mancino ha promesso che, con il nuovo Csm, "vorremmo essere una famiglia del dialogo, che rende un servizio al Paese". Mancino auspica anche "il dialogo tra tutti i componenti, che possa aprire una fase che può essere presa ad esempio anche nel mondo politico e nel Paese".mancino_n_1_1.jpg

L'ex ministro dell'Interno ed ex presidente del Senato è stato eletto alla prima votazione tenutasi a Palazzo dei Marescialli. Non ha votato, come di conseuto, il presidente della Repubblica Napolitano che presiedeva la seduta. Secondo il Capo dello Stato, l'elezione di Mancino, "è il sicuro indizio di un percorso che tende a privilegiare il metodo del dialogo e della ricerca di ampie e motivate convergenze nelle decisioni riguardanti i più importanti problemi in materia di giustizia". Ma sopratutto sotto la sua guida, "il Csm saprà affrontare con serenità e concretezza i temi che di volta in volta e fin dall'inizio saranno iscritti nella sua agenda", ha aggiunto Napolitano. Per il Capo dello Stato il ruolo del Csm "si rivelerà particolarmente utile nei prossimi mesi, allorché dovranno essere elaborate e prese in esame nelle sedi opportune, iniziative di modifica della recente riforma dell'ordinamento giudiziario nonché di revisione sistematica di normative processuali e sostanziali".

Mancino non nasconde la sua emozione "pur essendo abituato a essere eletto da organi costituzionali rappresentativi della volontà popolare" e quindi ha espresso la volontà di migliorare "i rapporti tra politica e giustizia". Il neo vicepresidente, però, rivendica il diritto del Csm di dare pareri su progetti di legge "anche di propria iniziativa, perché - spiega - il Csm non è solo organo di vigilanza dell'autonomia e dell'indipendenza dei magistrati, ma anche di grande collaborazione attraverso il ministro della Giustizia con il Parlamento".

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